ico lan it ico lan uk

Dal '400 alla Rinascita

Nel 1387 Valentina Visconti andava sposa a Luigi di Valois, Duca di Orléans, fratello del re di Francia Carlo IV, e gli portò in dote Asti e numerosissime terre del contado. Iniziava così l'epoca orleanese.
Per tutto il 1400 il territorio astigiano visse in relativa pace, al punto che sul finire del secolo gli astigiani si consideravano veri e propri francesi.
A sua volta, il Marchesato del Monferrato, con i Paleologi, divenne uno stato forte e prosperoso: alla corte di Casale e a Moncalvo, sede dei parlamenti generali, erano invitati artisti e letterati di fama europea. Nell'apogeo di questa età dell'oro, l'imperatore Sigismondo scese in Italia e si fermò a Moncalvo per un anno (1432).
Nel 1436 si estinse la dinastia dei Paleologi e Carlo V aggiudicò il marchesato a Federico II Gonzaga, duca di Mantova.
Intanto declinava la fortuna dei Francesi, tanto che per un breve periodo Asti fu di nuovo sotto il controllo dei monferrini.
Nel corso della prima metà del 1500 esplose il conflitto tra Francesco I e Carlo V.
Il territorio astigiano fu coinvolto nella guerra franco-spagnola a più riprese.
Nel 1531 Carlo V donò la Contea di Asti a Beatrice, moglie di Carlo III, Duca di Savoia.
Con la pace di Chateau Cambresis (1559) Asti, pur ospitando forze imperiali, era dunque già sotto il dominio dei Savoia.
Il '600 (i Secoli Bui) fu un secolo di guerre, carestie e pestilenze: la guerra di successione del Monferrato si innestò nella guerra dei trent'anni; le campagne languivano, la gente era terrorizzata dalle continue scorrerie di eserciti stranieri.
Fu solo nel 1712 che Asti entrò definitivamente a far parte del Ducato di Savoia e poi del Regno di Piemonte e Sardegna. Pochi anni dopo anche il resto del Piemonte ebbe lo stesso destino
Ormai i conflitti tra le potenze europee si svolgevano altrove: anche il Risorgimento ebbe altri teatri.
Con l’assoggettamento dell’area al Ducato e poi Regno Sabaudo si avvia il periodo della “Grande Ricostruzione”: le imponenti Chiese Barocche costruite dalle collettività che hanno saputo separarsi dal passato con rinnovata speranza nel futuro, la definizione degli impianti urbani così come oggi li possiamo vedere ed ammirare, rappresentazione di una immagine che rimanda ad una identità collettiva ritrovata e forte.
Nel corso dell’ottocento e del primo novecento la collettività dell’area si consolida demograficamente ed economicamente, rafforzando in tal modo la sua identità e la sua immagine, ricca delle cento sfaccettature dei singoli paesi, fino a raggiungere il suo apogeo storico a fine ottocento. Nel primo decennio del novecento una grave crisi in ambito agricolo provoca la prima grande migrazione: migrazione comunque temporanea, seguita da un consistente ritorno alle campagne.
Nel secondo dopoguerra una nuova crisi epocale delle campagne costringe alla seconda grande migrazione, questa volta verso le città vicine, nella fattispecie Torino.
Oggi si registra un certo costante ritorno: le case sono quasi tutte recuperate; i paesi si rifanno belli, si avverte una certa maggiore cura del paesaggio: possiamo forse parlare  di una e vera e propria Rinascita del Monferrato Astigiano.